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Storie di giocatori d azzardo

Storie di giocatori d azzardo

Era come se fossi sceso nel primo girone dell'inferno. Eppure, vincere a quelle dannate slot mi faceva sentire un vincente. Vincente almeno in un campo della mia vita. Già, la dipendenza era causata dalla mia insoddisfazione in campo lavorativo. Tempo fa mi ammalai di ludopatia. Tutto ebbe inizio un pomeriggio d'inverno. Andai in un supermercato a fare la spesa per la cena. Nel reparto salumi, incontrai la mia amante. La nostra storia si fece sempre più importante tanto da innamorarmi seriamente. Certo, mi aspettavo che non la prendesse bene.

Ma non pensavo sarebbe arrivata a minacciarmi. Mi disse che non avrei più rivisto le mie tre bambine. Mi sentivo impotente. Con le mani legate. Per il bene della mia famiglia, lasciai la mia amante. Ma il bene lo feci a tutti. Tutti, eccetto me. Divenni un giocatore compulsivo. Tutte le sere mi recavo nel bar del mio paese. Restavo davanti alle macchinette per ore e ore. Fino a spendere tutto. Da ragazza, la mia carriera da ginnasta è stata interrotta da un infortunio.

Arrivai ad avere debiti in banca. Non ero più la stessa Giovanna di un tempo. Ero diventata un mostro. Tutti quei soldi spesi mi servivano per l'iscrizione all'università. Quando mio padre mi chiese quale facoltà volessi frequentare, io scoppiai a piangere. Si sa, da buon genitore, papà fece di tutto per tirarmi fuori da quell'incubo. Mi mise in contatto con uno psicologo e mi iscrisse all'università. Oggi sono guarita. In questi gruppi, molte anche le mogli che raccontano dei propri mariti.

Alcuni sembrano essere appelli disperati. Altre, semplici testimonianze. Poi la macchina, fino a perdere la casa. Un matrimonio perfetto, all'apparenza. Di certo, lasciarlo è stata la scelta migliore che potessi fare. Tuttavia, non l'ho abbandonato. Ebbene si, signore e signori, per chi vuole diventare un giocatore patologico non c'è più bisogno di scomodarsi dal proprio letto. Basta un click e internet ti suggerisce vari siti dove giocare. Casualmente, mi ritrovai su un sito e non ne uscii più.

Ero h24 al computer. Non solo spesi tutto il mio denaro ma anche la mia connessione internet. Mi trovavo in un periodo di crisi familiare. Senza rendermene conto, io fui la goccia che fece traboccare il vaso. I miei parenti mi abbandonarono. Solo allora mi resi conto della gravità della questione. Avevo perso una grande cifra e questo fu molto difficile da accettare per i miei familiari. In un certo senso, sono stato fortunato perché son riuscito a non farmi debiti con usurai e nemmeno con amici. Ma non era tanto il problema dei soldi che preoccupava la mia famiglia. Loro erano convinti che non sarei mai riuscito a smettere. Io insistevo sul fatto che ero capace di smettere e di riprendere una vita normale.

I miei familiari, non convinti, mi proposero di contattare un centro specializzato nel campo del gioco. Rifiutai immediatamente, ribadendo il fatto che sarei riuscito a fare tutto da solo. Inoltre, lo psichiatra mi aveva prescritto dei farmaci che cominciai a prendere solo dopo il mio colloquio presso il Ser T. Era il periodo che andava da Luglio a Novembre del Tornai alla mia città e ricominciai a lavorare. Queste accuse non erano vere, ma ormai avevo perso la loro fiducia. Inoltre, ero in qualche modo seguito non so da chi e come: Non credevo che quel lavoro avrebbe portato ad un altro problema.

Mi trovai una bottiglia davanti e cominciai a bere premetto che sono sempre stato astemio. Tutte le sere, alla chiusura del ristorante, mi ritrovavo con una bottiglia in mano. Pagai di tasca mia per la paura e le minacce delle controparti. Non volevo che mi denunciassero alle autorità competenti con il conseguente ritiro della patente e sequestro della macchina. I rapporti in famiglia continuarono a peggiorare.

Io rimasi da solo. Non avevo altra scelta che pensare a quello che avevo fatto, chiuso in casa e seduto sul divano al buio. Aprii e vidi mia figlia. Ci guardammo negli occhi, ci abbracciammo e cominciammo a piangere. Mi sembrava di sognare. Non dicemmo una parola, anche se ci trovavamo a disagio. Nonostante tutto, cominciammo a parlare tranquillamente, proponendomi di sottopormi ad una visita questa volta presso un centro specializzato. Dapprima, rifiutai dicendo che non mi sentivo malato; ma poi, pensando che avevo già percorso una strada simile, sbagliando, decisi di accettare.

Il giorno dopo, telefonammo al centro e prenotammo una visita con il Dott. Ero talmente convinto che rimasi direttamente dopo il primo colloquio informativo. Adesso è un mese che sono in terapia e non sto giocando. Voglio smettere e riprendermi la mia vita, la mia famiglia, la mia felicità. Avvertimi via email in caso di risposte al mio commento. Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Condividi anche tu sui Social Network!

«Con il gioco d'azzardo ho distrutto la mia famiglia»

Questa settimana nella mia rubrica ho deciso di trattare il tema del gioco d' azzardo patologico ossia il non riuscire a smettere di giocare. Gioco d'azzardo: la storia di Daniel, un giocatore che ha vinto . Il grafico, l' archeologo, l'economista: storie di under 35 che cambiano vita e. Così Michele inizia la sua storia, uguale a quelli di tanti altri giocatori patologici: persone con un lavoro e una famiglia dove il gioco d'azzardo. TESTIMONIANZE GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO. Testimonianza di Donatello: Mi chiamo Donatello, ho 62 anni e vengo dalla Sicilia. TESTIMONIANZE GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO. Testimonianza di Paola: Abitavo in campagna, dove lavoravo. Un posto molto bello e. Qui seguono quindici storie di vita vissuta, quindici storie di persone cadute in Oggi, col senno di poi, posso affermare che il gioco d'azzardo. Ci ha raccontato la sua drammatica esperienza: trent'anni di dipendenza dal gioco d'azzardo, stipendi bruciati, rapporti famigliari distrutti.

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